L’urgenza di un sogno: appunti per un’omelia

Un filosofo moderno, buon pensatore, scriveva un giorno ad un suo amico così:  vorrei scrivere la tua vita in un bel volume, questo volume però lo vorrei raccogliere in una sola pagina, questa pagina in una sola riga e questa riga in una sola parola.
L’amico gli riscontrava: lo puoi.
Scrivi così di me: Tu sei niente.
Forse aveva ragione.
Se il medesimo filosofo dicesse a noi: io vorrei scrivere la vita del cristianesimo in un bel volume, questo volume in una
pagina, questa pagina in una riga, questa riga in una sola parola, noi gli risponderemmo dicendo: scrivi “Amore”.
Ci sono diverse specie di amore del prossimo, per diversi motivi.
I genitori amano i propri figlioli come i figlioli amano i propri genitori. E’ un amore lodevole ma non è carità. Quello tra i genitori e i figli è un amore puramente naturale.
Si ama una persona perché ci fa dei favori, perché ci aiuta nelle più gravi necessità. E’ lodevole questo amore, ma non è carità;
questa sarà riconoscenza che facevano anche i pagani; si può amare una persona per la sua genialità, per il suo
modo graziato di dire, perché ci riesce simpatica. E’ pur anche questo un amore lodevole, ma non si può chiamare carità. Sarà invece amicizia, sarà simpatia e nulla più.
La vera carità è che si debba amare il prossimo nostro per un motivo soprannaturale cioè per amore di Dio. E perché?
Perché il nostro prossimo è l’immagine di Dio. Ora se noi amiamo la persona cara, amiamo anche la sua immagine.
Quindi non bisogna distinguere né chi è in alto né chi sta in basso nella società; né se è ricco o povero; né se è dotto o ignorante.
…. (Il Vangelo) dice di perdonare ai nostri nemici e Iddio ce ne dà l’esempio perché fa sorgere il sole sia sul campo del buono come sul campo del cattivo, come fa piovere sia sul campo del buono come sul campo del cattivo.
Il Vangelo però continua e dice: perdonate e sarete perdonati.
Il cristiano pertanto deve conformarsi a questa legge. Ora, il cristianesimo è nato e cresce nella grandiosa legge del
perdono.
E per comprendere maggiormente la nobiltà della legge cristiana sul perdono, racconto una parabola.
“Un uomo aveva tre figli coi quali divise la sua eredità. Avanzò per sè una gemma preziosa da destinarsi a quello dei tre figli
che avrà compiuta la più grande e più magnanima azione entro un anno. Andarono i fratelli e ritornarono dopo un
anno. E il primogenito si presenta a suo padre e gli dice: io ho incontrato un forestiero che mi ha affidato tutti i suoi averi.
Al suo ritorno io gli consegnai ogni cosa e nessuna garanzia egli aveva fuorché la mia parola.
(E il padre): Hai fatto bene, ma la tua opera è giustizia e non generosa azione.
Il secondo invece dice: padre, io un giorno ritornavo a casa lungo un fiume rigonfio di acqua e, vedendo un bimbo caduto
nell’acqua che stava per annegare, mi buttai nel fiume e lo trassi in salvo. Tu sei degno di lode, rispose, ma la tua azione
si deve chiamare umanità e non è la più perfetta.
Il terzogenito si fece innanzi e disse: padre, io trovai lungo la strada il mio mortal nemico addormentato sull’orlo di un
precipizio; solo che un poco si fosse mosso nel sonno, sarebbe precipitato e avrebbe trovata la sua morte. Io mi accostai a lui, cautamente, lo svegliai perché badasse a salvare la sua vita.
Figliol mio, disse il padre, abbracciandolo, tu hai veramente compiuta la più bella azione, il diamante tocca a te”.
O cristiano, qui sta l’essenza del cristianesimo, amare i nemici; qui è legge divina, la perfezione, la santità, il premio del paradiso.