Omelia per il primo giorno dell’anno 1930

Riportiamo uno stralcio dell’omelia di don Luigi in occasione del capodanno dell’anno 1930. Queste sue parole ci aiutino a ringraziare Dio per quanto ci ha dato di vivere nell’anno che sta per concludersi e a vivere nella carità il nuovo anno che si apre. Buon anno 2017.

 

Ecco, entrate nell’amore nuovo.
Tutto bontà di Dio: ringraziamolo.
Intanto pensiamo: la vita passa e passa troppo velocemente. Ci pare appena ieri che abbiamo incominciato un anno ed ora ne abbiamo già incominciato uno nuovo. E così col tempo passa anche la vita.
Ma vedete quale caso strano avviene mai in questo mondo? La vita ognuno l’adopera come vuole e come meglio crede e ognuno la definisce come meglio gli talenta. Alcuni passano la vita così come passa il tempo, altri ci si attaccano come ad un oggetto essenziale, indispensabile. Altri sfruttano la vita e la passano nei piaceri, nei bagordi, senza pensare ad altro. Ma vi sono di quelli che più giustamente spingono il loro sguardo più in là nella vita eterna e considerano la vita in rapporto alla vita eterna. E questi la indovinano. […]
Possibile che appena quelli che servono il Signore non hanno l’obbligo di fare il loro inventario e vedere come stanno le entrate e le uscite per le partite della propria anima?
Vediamolo un po’ questo bilancio almeno da un anno a questa parte.
Quanti benefici da parte di Dio! Benefici materiali, benefici morali, benefici spirituali.
L’esistenza non è il più grande dei benefici? Chissà quanti che l’hanno passata sedevano ai vostri posti ed ora non ci sono più! Sono passati nell’eternità chissà in che modo! Noi invece il Signore ci ha tenuti ancora in vita per acquistare maggiori meriti per il paradiso.
Ma abbiamo poi corrisposto al beneficio che Iddio ci ha donato? La carità, la vita l’abbiamo adoperata solamente per il servizio del Signore o forse è stato un inciampo a commettere forse maggiormente il male? Ci ha dato il Signore la mente perché servisse a contemplare le cose del Cielo, o invece …
Ci ha dato il cuore perché nutrisse nobile affetto della famiglia, del prossimo e non vuole il Signore che si esca da questo campo ben seminato.